Dolo Negoziale

 Come vizio della volontà si configura anche la violenza e il dolo.

Il dolo in generale consiste in un comportamento volontario volto al pregiudizio altrui, nell’ambito negoziale si specifica che la volontà altrui viene macchinosamente ingannata per fargli compiere un determinato negozio giuridico.

In sostanza la parte offesa si trova ad agire in errore poiché la sua volontà è viziata (raggirata), ma siccome il vizio è stato indotto da un soggetto esterno allora si configurerà il dolo.

Iure civili il negozio viziato da dolo è valido ed efficace, tuttavia questa regola subì una deroga  con i giudizi di buona fede che invalidavano il negozio o se già eseguito ordinavano la restituzione della prestazione (giudizi di buona fede erano esperibili quando l’attore chiedeva l’adempimento della prestazione “nata dal dolo”)

A metà del primo secolo A.C. il pretore introdusse l’exceptio doli che dava la possibilità di opporsi ad eventuali azioni di creditori che chiedevano l’adempimento della prestazione addotta nel negozio estorto con dolo, anche i negozi non eseguiti in buona fede.

In tutti quei casi in cui invece la prestazione era stata già eseguita vi era la possibilità di utilizzare una zione penale : actio dolo che avrebbe comportato la restituzione della prestazione e l’infamia del convenuto.

Metus (timore)

 Il metus si ha quando un soggetto minaccia di provocare un male se il minacciato non compia un certo negozio il quale a questo punto si trova in stato di METUS cioè TIMORE.

Il male minacciato doveva essere ingiusto e la minaccia seria.

I rimedi erano simili al dolo:

opposizione e giudizio di buona fede

exceptio metus

azione penale


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