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Liberi e Servi

Liberi si nasce o si diventa. Si nasce liberi se nati da una madre libera (chiamati ingenui), o altrimenti se si è nati schiavi ma si è diventati liberi (lo schiavo che diventa libero viene chiamato liberto).

Anche schiavi si nasce o si diventa, infatti ad esempio per diventare schiavo bastava essere catturato in battaglia (=captivitas, prigioniero di guerra).

Anche i romani potevano diventare schiavi se catturati in guerra ma non nella propria patria, infatti una volta tornato nel proprio territorio riacquisiva la libertà.

Condizioni sociali e giuridiche dei servi

 All’inizio le condizioni di vita dei servi non erano cosi dure a roma perche erano pochi e molto integrati nella popolazioni in termini di usi e costumi (questo perché provenivano prevalentemente dalle regioni italiche), in seguito la situazione cambia perch’è il numero di schiavi affluiti a roma aumenta in ragione delle guerre di espansione che roma vince contro i popoli vicini fuori dall’italia.

Gli uomini Venivano utilizzati per i lavori più duri e le donne spesso come prostitute.

La dottrina stoica e quella cristiana hanno aiutato molto nella sensibilizzazione del trattamento degli schiavi.

La condizione giuridica dello schiavo è molto limitata in quanto non ha capacità giuridica (alieni iuris) che viene esercitata dal dominus-proprietario, tuttavia in certi casi hanno capacità d’agire perché possono svolgere incarichi affidati dal dominus come ad esempio un contratto di acquisto di una cosa per suo conto. Parallelamente si sviluppo anche il diritto, infatti i pretori iniziarono a prevedere nei loro editti delle azioni a tutela di chi voleva ottenere l’adempimento di un contratto stipulato da un servo per conto del dominus.

A livello giuridico erano inquadrati come persone, ma essendo di proprietà del dominus anche come cose (res, pertanto il padrone può decidere della loro vita). Non possono sposarsi o costituire una famiglia.

Causae liberales (acquisizione dello stato di libertà)

Qualora lo stato di libertà veniva posto in discussione soccorreva il processo di libertà, dapprima realizzato tramite la relativa actio, poi con il processo formulare. In pendenza del giudizio il soggetto era ritenuto libero.

Inizialmente le parti del giudizio erano l’adsertor come convenuto o attore (a seconda dei casi) e il dominus, ma giustiniano abolisce la figura dell’adsertor per far spazio alla presenza diretta del presunto libero/schiavo.

Cessazione della schiavitù

La cessazione dello stato di schiavitù avveniva con l’affrancazione dello schiavo la quale avveniva con la manumissio del dominus. Questo tipo di procedura conferma la visione dello schiavo contemporaneamente di persona (perché può diventare libero con capacità giuridica) e di cosa perché sottoposto al dominio del padrone.

La manumissio poteva avvenire:
  1. Iure civili con Manumissio Vendicta (avveniva con un negozioe solenne davanti ad un magistrato e alla presenza di dominus e schiavo), Manumissio Censu (tramite censimento), Manumissio Testamento. In ogni caso si acquisiva libertà e cittadinanza.
  2. Dall’età Repubblicana in poi vi era anche la manumissio inter amicos e per epistolam.
  3. Manumissio Fideicommissaria
  4. M. in Sacrosantis ecclesis
  5. M. Iure Postliminii (prigioniero di guerra riportato in patria), M. per schiavo infermo abbandonato.

In seguito al moltiplicarsi dei liberti furono limitati gli atti di affrancazione con due leggi: Una che limitiva in numero percentuale le manomissioni disponibili da parte del testatore, e l’altra stabilì la non possibilità di affrancare uno schiavo dalla condotta turpe.


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